In era di voli low cost e di vacanze-lampo, a molti apparirà una soluzione decisamente démodé, eppure il viaggio in camper è una soluzione per le ferie che ancora oggi vanta numerosi appassionati.

Il camper vengono decisamente utilizzati più negli Stati Uniti che in Europa, anche in virtù della maggiore comodità delle strade che attraversano gli USA, mediamente più larghe e meno tortuose e dunque più adatte ad accogliere sulle proprie carreggiate mezzi che non fanno certo dell’agilità negli spostamenti il loro tratto distintivo.

Eppure, anche nel Vecchio Continente esistono itinerari fatti a misura di camper: puntando verso nord, oltre le Alpi, fra Germania, Polonia e Repubbliche Baltiche, infatti, strade pianeggianti e paesaggi da fiaba si dischiuderanno di fronte agli occhi degli intrepidi camperisti.

Ovviamente, la casa viaggiante non vuol dire solamente libertà di muoversi senza rinunciare alle comodità di una vera abitazione. Vuol dire anche responsabilità, soprattutto nel mantenimento della piena efficienza degli strumenti che un camper mette a disposizione. Noi ci occupiamo di spurghi, videoispezioni di condotti e tubature, fosse biologiche e smaltimento di rifiuti speciali, per la zona di Siena e non solo, dunque è a una tematica affine che rivolgiamo la nostra attenzione. I camper, infatti, possiedono un loro sistema di stoccaggio delle acque reflue prodotte dall’utilizzo di WC e lavabi. Ovviamente possiede anche un serbatoio per l’acqua potabile di utilizzo quotidiano, ma in quel caso il funzionamento è abbastanza intuibile.

Il vero problema è rappresentato dallo stoccaggio e soprattutto dal successivo smaltimento delle acque nere.

Nella maggior parte dei modelli di camper (escludiamo quindi i più avveniristici e costosi, che contemplano un complesso sistema di depurazione, ma che allo stato attuale rimangono capricci da multimilionari), i fanghi residuali delle acque reflue vengono stipati in una apposita cisterna, la quale andrà poi svuotata al termine del viaggio oppure nei pozzetti di scarico presenti in molte (ma non in tutte) le aree di sosta. Per quanto riguarda il tank che le contiene, questo va pulito con sostanze germicide e disinfettanti: in commercio ne esiste una varietà abbastanza abbondante, che va dal classico ipoclorito di sodio a prodotti più ecocompatibili. L’importante è riempire il tank con una soluzione di acqua e sostanza depurante (la percentuale della soluzione varia da prodotto a prodotto, quindi è bene prestare la dovuta attenzione), rimontarlo nel suo alloggiamento e percorrere una decina di chilometri, possibilmente a velocità sostenuta, per favorire lo scuotimento della soluzione all’interno del serbatoio. Al termine del trattamento, estrarre nuovamente il contenitore e sciacquare con cura.